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Il silenzio profondo dell'etere

Oltre i limiti dell’effimero, esiste  un universo “alto”, purissimo e trascendente, situato nella parte  più luminosa dello  spazio:  l’Etere ,  il  Quinto  Elemento, l’Elemento incorruttibile  di cui sono costituiti le  sfere e  i  corpi  celesti,  dal  cielo  della  luna  al  cielo  delle stelle   fisse.  L’Etere   é  il  mezzo  che   penetra  in  ogni materia.  Un  elemento  di  fuga  al  di  fuori  degli Elementi.  Non  possedendo  immagini  che   ne   testimonino l’interiorità,  l’Etere   appare   ai  nostri  occhi come  un Elemento senza interiorità, perciò lo si può considerare   la  quintessenza  del  pensiero  più  puro, quello  impregnato di  una sostanza  semplice , eterea, purissima: la Luce .Un mistero antico come  il mondo.
La ricerca scientifica é ancora lontana dal penetrarne il segreto. I mistici orientali tentano di comprenderne il significato attraverso la bodhi, l’illuminazione  interiore. I sacerdoti  cercano  il  modo di  separarla  dalle tenebre. I maghi la ritengono una porta verso l’ignoto, un limite  a due  versanti. Ma che cosa sia davvero la  Luce,  a  tutt’oggi  nessuno  lo  sa  fino  in  fondo. Proprio vero che, come  diceva Shakespeare , ci sono più cose  in Cielo e su questa Terra di quante la nostra filosofia e  la  nostra  scienza  ne  possano  concepire .
Largo alle ipotesi, dunque! Tutte   vere  finché  non si riesce  a provare  che  sono vere . Il poeta, da parte sua, considera la Luce  lo “spirito incarnato” di ogni cosa, il simbolo più autentico di quella Verità suprema alla quale  l’uomo aspira. La Luce  Essenziale , la Fonte  di ogni Luce , la Luce di Dio. Dante  Alighieri, che  ci ha dato  con  la  Divina  Commedia  il  poema  etico metafisico della luce  per  eccellenza, così si espresse contemplando gli occhi di Beatrice : “Dio é un punto di luce ”.

Un punto vidi che raggiava lume
acuto sì che il viso ch’egli affoca
chiuder conviensi per lo forte acume
. (1)

Un punto di luce . Un punto. L’unità assoluta. L’Uno. Anche  la matematica offre  nell’Uno il simbolo della divinità. Tuttavia l’Uno, il punto di luce , non sarà mai l’oggetto  di  una  percezione   sensoriale   ma  resta  il segno  di  un’intuizione  intellettiva.  Qualcosa  di  non facile comprensione , eppure di fondamentale  importanza per la conoscenza.

dipende il cielo e tutta la natura. (2)

Nel  Punto  primordiale  confluisce  tutta  la  realtà,  sia terrena  che  celeste.  L’Uno  riassume   ogni  cosa. L’Uno governa l’armonia dell’Universo. L’Uno é  la luce   di  Dio.  Ma  é  anche   la  luce   del  soggetto conoscente , dell’individuo illuminato che comprende di vivere  in un Universo in cui tutto conta alla stessa maniera.  L’uomo  che  “vede ”  un  punto  di  Luce “vede ”  l’Eternità,  sente   il  ritmo  del  destino  universale, socchiude  la porta che  lo separa dall’Infinito. E quando  tutto  gli  appare   chiaro,  le  parole   diventano inutili. Al posto delle  parole , subentra “la parola”.

Cristo,
tu che sei la miniera delle grazie,
sfiora con la tua mano
la mia eterna argilla
strappala dal piede del mondo
alzala
all’inizio della tua luce
dove tutto é chiaro
dove tutto tacendo
si dice.
(3)

Il  soggetto  conoscente  cammina  in  silenzio.  Nel silenzio ininterrotto  del  cuore.  Anche la ricerca di Dio avviene nel silenzio. Nel più puro silenzio.
Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, /ma il Signore  non  era  nel  vento./  Dopo il  vento  ci  fu  un terremoto,/  ma  il  Signore  non  era  nel  terremoto/. Dopo il terremoto ci fu un fuoco,/ ma il Signore non era nel fuoco./ Dopo il fuoco ci fu una brezza silenziosa./  Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello.(4)
Quel  poco  che  c’è  di  vero e di  durevole   in  questo nostro  mondo  di  sogni  fugaci,  l’ha  insegnato  al cuore  dell’uomo il silenzio. Il silenzio profondo che proviene  dalle  altezze  dell’Etere . In questo “luogo” lontano dalla civiltà del rumore , non  esiste  la menzogna.  Senza parole  é impossibile  barare . Forse  per questo  l’uomo  contemporaneo  teme   il  silenzio.  Ha paura di trovarsi faccia a faccia con la verità,   così parla  di  continuo,  anche   quando  non  ce  n’è  alcun bisogno.  Il  chiasso  lo  distoglie   momentaneamente dalle  angustie  interiori.  Ma  prima  o  poi  il  silenzio ritorna, allora la Verità  riemerge. Il poeta invece , che  spesso naviga controcorrente , preferisce  il silenzio  all’inutile  chiacchiericcio dei luoghi affollati.

Compresi il silenzio dell’etere,
Le parole degli uomini non le ho comprese mai.
(5)

In  fondo  al  silenzio  s’avverte   sempre   un  suono remoto,  che   quando  si  tende   l’orecchio  diventa martellante . I poeti, che  vivono la maggior parte  del proprio  tempo  nella  solitudine   del  silenzio, conoscono bene  questo non-suono capace  di risvegliare l’anima:  é  il  presupposto  di  ogni  poesia.  In questo  luogo  privilegiato,  dove   la  verità  sussurra senza parole , l’anima raggiunge  il centro della parola.
E quando l’ha raggiunta, il testo poetico si mette in  moto  come  una  ruota  che   gira:  dal  silenzio  del cuore   la  parola  nasce  e  al  silenzio  dell’eternità  la parola  ritorna.  Insegnava  il  Profeta  di  Gibran  al popolo  d’Orfalese   stretto  attorno  a  lui  per  l’ultimo saluto: “Solo se bevete al fiume del silenzio, voi canterete  veramente”.

(Rita Remagnino)

Note:
(1)    Paradiso XXVIII 16/18 (e 9495)
(2)    Paradiso XXVIII 41/42
(3)    Elio Chizzoli, manoscritto inedito
(4)    Il Libro dei Re 19,11-13
(5)    F. Holderlin da "Socrate e Alcibiade" in Poesie, Mi, Mondadori 1986 (a pagina 33)