| Poesie dal Web |
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XXXI-L’IRA CANTAMI, TEMPO CHE FUGGI
L’ira cantami, tempo che fuggi di E. M., radioriparatore
Dopo anni di studio vegliando le notti inquietate dai miti dalla razza e della nazione le notti a cavallo del jazz e di Lilì Marlène da operaio in una fabbrica di cemento ampolla su ampolla risvegliò da coma profondo la sua prima radio ma tragedia su tragedia gli insegnò quanto profondo fosse il dolore della maggior parte degli uomini
Da radioriparatore la vita era più comoda ci si svegliava alle otto non più alle cinque in mano sua la Radiobalilla tornava a trasmettere i discorsi del Grande Fratello ma non era così che si faceva una rivoluzione
Arrestato a diciott’anni per la prima volta decine di volte preso e torturato ai gerarchi non disse mai niente di sé e dei compagni
Non vinse mai una guerra non rovesciò mai un regime ma una sconfitta sicura è forse un buon motivo per non lottare?
L’ira cantami, tempo che fuggi di E. M., tra i più grandi condottieri di eserciti senz’armi che la Storia ricordi
Tornò a forza gli ultimi anni a resuscitare radio la polizia lo controllava ma lui continuava a sognare
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