| Poesie dal Web |
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| La seconda patria me la sono tutta sudata. Suonavo qualcosa di sgangherato, tanto per farci il callo s'intende, mentre fuori il caldo si faceva sempre più figlio di puttana. Ritmica elettronica, rifugiato nella semplicità il più ambigua possibile m'annodavo corde al collo sperando che l'una o l'altra, prima o poi, m'avrebbero impiccato al cielo sporco d'una mitologia per eroi di panna montata da discount. Sporcavo nero pece fogli duri, carte di caramelle-arsenico mentre cicale grattavano stecco-lecca tradite a morte da quell'immondo bordello che è la mia terra coltivata... Intanto,lo scheletro e il corpo tutto navigavano moribondi la peste atomica. Accarezzavo simpatico l'umida cagnetta che bussava la fanfara delle menti molli alla m i a porta, insieme mi comportavo come un gatto con la rabbia d'un cane (un topo morto sopra la lingua biforcuta) o meglio con le palle girate. Dieci dita e una gola catarrosa impegnate nel gracchiare vendetta a un nemico trapassato da secoli, eppure ancora tristemente vivente, mentre sporcavo i muri d'un seme morto che cresceva ancora e ancora nel torrido crepuscolo. Forza sottratta all'ombra del mio sguardo col passo gambero che si faceva in quattro per rendermi mezzo, sedevo con una croce dentro l'occhio (mai in cerca d'un'ingiusta condanna) senza oriente a oriente,senza occidente al dente... Sempre solo cardini (maledetto polpo-inchiostro!) da scardinare, sposato alle ragioni delle viscere profonde stavo spesso pallido inadeguato immerso in un trapassato remo(r)to. In una certa misura, mancavo di risolutezza perchè il mio riflesso era ingiallito dal desiderio innato di sconfitta... Ma i ricordi intasavano un cesso che non era il mio, camminavo ginocchia sbucciate come un bimbo senza famiglia, scopavo in terra strisciando e in cielo gonfio d'aria. Solo così sudavo la mia seconda patria, m'impegnavo ad essere un uomo del tutto nuovo...Propriamente del tutto felicemente sbagliato. Requiem Pozze blu. Tutto brucia intorno, ora siamo il nostro elemento favorito. Così perduta, in battaglia digerita da una grigia nuvola di cenere spessa, guardi ormai da un'altra parte fingendo sicurezza quasi sfacciata. Destino ubriaco,vie così oscure... La notte bussa irritata alla mia porta, "... S ono forse il passato sbagliato?" (chiuso prigioniero nella mia tana dalle pareti duro-invisibili). Così morta, infilzo le note con l'ombra del tuo ricordo e lascio le mie piante al gelo vendicativo d'un inverno eterno... Un inferno meritato. Ma ora tutti i colori m'appartengono e non esiste gabbio migliore del Contrario (a mio immodesto avviso). Eri il fiore, amato dal furore che calpesta prima le facce poi gli sguardi ed infine i cuori burrosi, affogato dalle stesse sue lacrime sbagliate... Tanto sbagliate da indispettire il mio molle teatro. Il dubbio risorge e piangono i muri la tua scomparsa, fuori dal balcone davvero se mi manca il gelido rintocco delle tue insicurezze. Ma la tua pelle morta lievita e fiorisce tra le mani d'eunuchi e non riesco a pensarti stritolata dalla mediocrità di mille respiri. Meglio sovrana d'un cielo rosso che signora delle meglio scopate d'altri... La tua morte fa dell'architettura di questo mio chiassoso cosmo un posto meno sicuro dentro cui invecchiare, ma restare quadrato dentro un mondo rotondo m'è impossibile... Naufrago l'eterno, Pozze blu, dei tuoi occhi spenti e leggo la mia miseria confondersi tra le pieghe golose della tua redenzione. Butto nel mare straniero l'immagine di te davanti al mio sesso piangente, ancora mi regalo le note della notte e le gonnelle fruscianti. Posseduta la danza della pioggia passeggio sole alla mano, ora, mentre ti ricordo così viva da fotterti tutti quanti i morti amici tuoi. Il rotto nelle cuffie. Me ne s tavo immerso nel mio brodo con il rotto nelle cuffie, delizia e mio castigo l'essere squisito solo perchè troppo o poco pulito. Battuto il capo e(nell'attimo specificato)l'esiguo cappone contro un transatlanticopasseggeremorbidenote m‚accorsi che dell‚a-mare, inteso come pre(cisa)sensazione di colpo vibrante pronto a fotterti alle spalle, ti resta in bocca sovente l‚inequivocabile sapor del tuo culo rotto. ...A baciarmi in punta di piedi. Colorato il tempo che mi lecca il viso aguzzo, una caliente brezza accarezza la sfrontata mia fissità taurina. Balle a molle e pensieri-dita che s‚intrecciano: una pietra piange ed io il sorriso che ride dei "se". Un corpo di ragioni ancora da tumulare, la fuga dalla vie unifè(spiegati il mondo poi metti le ali) =0 A e il suo sapore dentro un mattino senz‚alba. Le parole danzano dissolute sopra le mie labbra, nemiche passionali d‚ordine e moralità, mentre ogni singolo pelo si drizza al cielo per trovarne terra fertile in cui affondare avido le proprie radici. Il cielo è rosso,troppo spesso piove sangue. Drago tagliente affetto l‚animo malato di caramelle allo zolfo, spesso così sazio da vomitare sazietà. Io ganzo (chè di meglio non so fare,s‚intende), io latitante spregiudicato, io fumo sulfureo che ti stringe e ti sfinisce. Forse cerco la nota che plachi la mia lussuria, forse cerco la nota che canti viva tra i morti(attraverso i corpi). Tanto poco oscura la natalità della bananità che infilza le mie tasche quanto lo scorrere dell‚acqua attraverso la terra. Le mie ris p oste camminano su tacchi a spillo, le mie risposte non credono alle favole e al fantasma formaggino, le mie risposte non sono fierezza mascherata perché calpestata o forse tradita, alle mie risposte mancano domande vere a cui rispondere. Che sia sempre e solo vacuità che non produce sorde ombre morenti, fini calamai-culi-sfondati e papere testafasciate poichè domani sarà l'amore che ho soltanto sognato a baciarmi in punta di piedi. La famiglia è solo un altro Dio sul quale cagare. Questi legami di sangue m‚intasano le arterie e la bocca di schiuma ipocrita. La famiglia, per come la conosco, è dittatura(talvolta amorevole) e benedizione quadrata sopra la via Maestra dei maestri dei conti fatti in tasca agli altri. La Società è il suo più d egno riflesso poiché della stessa è Organo riproduttivo riproducibile e imitabile su larga scala. Spiriti e mani bucate non servono a nulla, servono operazioni pianificate sopra vite piatte, serve girare sul piatto senza sosta per servirsi sul piatto e lasciarsi servire, serve chinare il capo alla Menzogna per perseguirne almeno mille altre. Le mie affinità con le persone la misuro dentro il cuore,le viscere e gli intelletti(non per forza intelligenti), e non dentro il sangue infetto e prigioniero della riconoscenza dell‚appartenenza genetica. L‚appariscenza fisiologica perseguo,il fine e la fine del sovrano senza terre da conquistare che già non gli appartengano di storto diritto. Il bene,l‚amore e altre frattaglie voglio si reggano senza stampelle autorevoli e autoritarie,senza ruoli definitivi da rispettare. L‚I n geniere è generoso di regole, la Società compromessa dallo stato di fatto? e la famiglia è solo un altro Dio sul quale cagare.
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