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IL PESCATORE E IL CIGNO
Le costellazioni
opache
tremolano infreddolite dal buio…
oltre i lunghi
sospiri nuvolosi
che cingono loro la vita
s’accendono e stentano oramai
le più timide stelle – speranze –
nascoste nell’infinito manto.
E se come
il rigolo d’una lacrima
ribelle che se ne fugge via
una lascia nel cielo una scia
un dolce tepore – una smorfia –
brucia sulla guancia triste
mentre la
notte sparge silenzi
e gli occhi del pescatore seri
sul piatto cupo dell’universo
ancora cercano nel suo vuoto
la linfa per i suoi remi tarlati.
L’anima come
una rete spezzata
dai giochi di arpioni imbrigliati
manca poesie guizzanti attorno
nella confusione della burrasca
che spruzza quelle linee dure
le rughe
che non s’incurvano.
Le grosse mani salde tirano
poi il canto d’un cigno morente
scivola giù per sentieri di lune
in profondità, le arrende
e arcani
versi d’amore bruciano
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