Poesie dal Web

Ragù

Lumido e il buio dellandrone

deserto,

poi le scale,

fin quasi al cielo...

la porta fatata dellultimo piano.

Infine la tua figura sulla soglia

il buon odore di cose da mangiare

in quella casa,

dal soffitto troppo basso,

e dal pavimento

color ragù.

...né ai piedi, né al cuore

Voglio un uomo

avvolgente

come una coperta di lana,

schietto

come un bicchiere di vino,

profumato

come il pane appena sfornato,

confortante

come una minestra bollente

nelle sere dinverno.

Non voglio più avere freddo

né ai piedi, né al cuore.


Adriana

Passeggi

stringendo la rosa

colta per te

da tuo padre.

Tu e lui,

il passo ampio,

ritmato,

nella voce

ununica cadenza,

come una melodia,

sempre insieme.

Fuso, fuso doro, mentre filavo

hai fermato il mio cuore.

Babbo, perché la casa è vuota?

Perché non sento più il tuo passo?

Fuso, fuso doro, nessun uomo

romperà il maleficio.


Racconti,

e la storia mincanta,

come da bimba

fiabe misteriose

di principesse e streghe,

la stanza buia e polverosa

vive,

sono il pretesto

per tuffarti nel passato

e assecondo il tuo gioco.

Così,

quietamente impazzita,

consumata dal cancro,

affronti la morte

stretta ai ricordi,

torni

nel grembo di tuo padre

nellunico modo possibile,

improbabile Minerva.

Babbo

infinita dolcezza nella voce,

nel sorriso,

avevi il mio cuore tra le mani

e hai stretto i pugni,

senza sapere,

senza vedere,

senza chiedere.

Ho corso tanto per raggiungerti

sette paia di scarpe ho consumato,

ma tu eri sempre

qualche passo avanti.

Ho vissuto

sperando ti voltassi.

Ti sei mai chiesto

perché

rabbrividisco

come le viole al primo sole?

Parole per te

Non cè futuro per noi,

né speranza,

solo un vuoto immenso che fa male al cuore.

Tu dentro di me, come mai prima

carne e radici.

I miei desideri,

questa vita così distante dalla tua:

un grande amore inespresso,

un dolore lancinante,

la mancanza assoluta.

Hai portato con te

il calore delle mie mani

conforto

allangoscia definitiva.

Sogno lacqua che trascina via,

e tu non lotti più, ti abbandoni...

No,

non andare, non ancora,

troppi libri non letti,

battute non dette,

soprannomi, chiacchiere, carezze...

Mi hai lasciata, sei andato via

non ti arriva la mia stretta

e la voce è un sussurro.

Forse

un palazzo

con una biblioteca sconfinata,

stanze,

corridoi interminabili,

e persone

dai quattro angoli del mondo.

Forse

una poltrona comoda,

un gatto acciambellato,

tu che leggi

e chiacchieri ancora forse...


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Silvia Facchini
Servizio Sistema informativo Sanità e Politiche Sociali
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