| secondo
periodo 1926
Il mio mare
"Ho visto
il tempo
farsi mite,
la tempesta cessare,
il mare appiattirsi
sotto le folate di vento.
Ho visto ad una ad una
le stagioni
morire
e la mia pelle raggrinzire
sotto il sole cocente
della bella Estate.
Ho visto
i volti della gente
sempre diversi
il colore dei miei capelli,
perdere di giovinezza.
Non ho contato
le volte
in cui la luna
si è tuffata
nel mio mare".
Sei stanco vecchio,
sei solo,
e nella solitudine
misuri
con meticolosa attenzione
le onde
del tuo mare.
"Hai perso"
urli
"hai perso
la tua purezza".
Tremando
scosti il nerume
dalla sabbia,
o almeno cerchi di curarla
dal morbo
che la dilania.
Non ti perdere
nel sacro giogo
dei tuoi ricordi,
non serve
rivisitare con la mente
la giovane spiaggia di Ostia,
solcata solo
dai tuoi passi
veloci e sicuri.
Ma tu
vai
ancora
più lontano,
vuoi
nella tua mente di bambino
confinare
nel passato
che non ti appartiene.
Li senti?
Sono gli echi
di armi antiche,
di voci greche,
straniere.
Ma tu
fermi il tuo sguardo
verso il mare
e hai solo la forza di dire:
"Ostia mia,
ricordi
quando ti raccontavo
della bellezza
del mare aperto
dove la terra
dall'orizzonte è baciata,
dove le acque giacciono immobili,
eternamente?"
Tempo di amanti (7/4/91)
Il tempo
in cui si guarda
con gli occhi degli altri
tutto sembra uguale,
ma il mio tempo
non è che il tuo
perché le stesse lancette
lo scandiscono.
Non vedi?
Esso cerca di superarci
in una gara
che appare fin dall'inizio
perduta...
In verità
il tempo
non è lo stesso
per noi amanti,
il cui desiderio
è l'terno
sfuggire
l'uguale.
Poesia (10/5/91)
Poesia
unica via
di smarrimento,
nient'altro
può rubarmi al mondo.
Mia
poesia,
fiaba e mito
andito
impervio e oscuro,
un monte è la tua immagine
di isola
disabitata.
Cosa viva
spoglia di giudizi
non teme
il contagio del vuoto;
così nuda
nel suo universo
privo di illusioni,
è intenta
a donarmi
l'eterno.
Piccole idee (15.5.91)
È sorprendente
accorgermi
di fiumi di parole
fallite,
di problemi imbiancati
da remoti nevischi,
di avventure impervie
su quel poco pendio
che ci rimane.
Mi sorprendono
le mani prensili
intente ad afferrare
i liquami melmosi
affondare
sempre di più,
ad ogni passo.
Il Tevere
scorre stanco
e a fatica
raggiunge un mare
di piccole idee.
Il nuovo anno (5.1.92)
Calma, l'aurora spande
raggi di sole nascente
su prismi multicolori
di gocce d'umido
appese nell'aria.
In un rigido
mattino di gennaio,
l'Alba si colora di suoni,
risveglio dell'anno nascente.
La donna
che i miei sogni ha rapito
stringe le mie mani
ed un anno d'amore
trasforma il freddo stagionale
in un tenero, etereo
abbraccio.
Siamo partecipi
della Natura,
così mutevole
nel suo unico mantello.
Ma il Suo colore,
come i nostri,
pulsa di gioia
e speranza;
come un caldo focolare
che non brucia
la sua legna
ma la ricopre
di una fiamma
che non avrà
mai fine.
Alla mia donna (10.2.93)
Come risaltano
le ore
trascorse senza tempo
su viali
di grano verde
a primavera,
dove gemme d'amore
sciamano
a guisa di stelle
luminose
al calar della sera.
Prendo la tua mano
con la dolcezza
del passero
mentre beve alla fonte
e la tengo
sul grembo
e tremo
per la lunga felicità
di quell'attimo
che nessuno
potrebbe emulare.
Amarti
con gli occhi
di un bimbo
che vedono
il sole che splende
e che non tramonta
se non
al comparir della luna
testimone discreta
dell'amore sensuale.
Vedo un bel fiore
sopra un albero di stoffa:
i suoi petali ravvivano
gli intarsi di fili d'oro.
Ma una strada
di fibra preziosa, discontinua,
si insinua dolcemente
tra i petali di pelle rosa.
Cosa trovo,
se non i tuoi occhi
che raccontano la gioia infinita
del nostro amore?
Il sentiero
Non ho fermato
al tatto
la neve leggera
perché fredde
erano anche le mie mani.
E se in me
vi era un'ombra frenetica
che passando
lasciava orme indelebili
sulla coltre bianca,
ora non vi è traccia
che di tormenti.
Ho rivisitato
sui miei passi
il sentiero
ed a lungo
sostato
a contemplare
fragili germogli,
pensando:
"voi non siete nulla".
E non vi è albero
che non sia stato
germoglio.
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