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Uomo liso
L'alba alza
la grigia foschia
sopra un ripuario tugurio di legno,
tra boscaglia
già dipinta con toni caldi
d'una giornata autunnale,
tra le più classiche.
Dal suo letto a libricino, gestito da
eterne coltri ruvide e ingiallite,
si desta un miserando
dai segni forieri di malattia.
Anima atea e forbita.
Il suo avvio, di punto in bianco,
è per la strada di città.
Tra il fottio di gente filantropa,
è saziar "grani" di questua
per il piacere suo dedito a bacco.
Al blu foncé del cielo
è sempre tappa per dimora forese.
Nel fantasticar, prono,
nella logora branda,
in attesa che la notte posi la foschia
sul silente e algido bosco,
tra le mani la prima di un santino.
Non conosce preghiere,
ma già lacrime copiose
sfogano emblema di un volere:
un altrui amore morale per lui,
non ricchezza e agiatezza.
E… mano al cuore, una supplica:
"Madre di Dio, assistimi."
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