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POVERO
Povero,
le tue notti sulla panchina;
come coltre le ruvide carte
e per tetto un cielo di stelle.
Cittadino
del mondo,
senza onore senza speranza;
solamente un ingrato prossimo
davanti i tuoi occhi supplici.
Scarpinata
quotidiana,
aberrazione senza tregua,
fame padrona:
che vita grama la tua, uomo!
È
un ennesimo autunno,
mentre qualche comignolo
ha i suoi primi sbuffi di fumo,
e mai più per te il solito risveglio.
Rigido il
tuo corpo,
disteso, sulla fredda panchina;
nessuno piange la tua morte.
Addio buon "clochard".
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